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Lago di Nemi, la caccia alla nave di Caligola

Lago di Nemi, la caccia alla nave di Caligola

05 / aprile / 2017

Guardie costiere di Fiumicino, carabinieri del Nucleo subacquei di Roma, volontari della Protezione civile, personale dell’Ispra e un tecnico dell’Arpacal, l’Agenzia di protezione ambientale della Calabria, impegnato con due strumenti altamente tecnologici, un side scan sonar e un sub bottom profiler. Il primo in grado di scrutare il fondale del bacino lacustre e il secondo di vedere anche quanto c’è sotto il fondo, oltre i 30 metri di profondità, penetrando la barriera fangosa. Sulle sponde del lago di Nemi, nel cuore dei Castelli Romani, c’è un’atmosfera da caccia al tesoro e proprio oggi sono partite definitivamente le ricerche della terza nave dell’imperatore Caligola, che da tempo gli studiosi ipotizzano trovarsi sepolta nella parte più profonda del bacino lacustre. Le prime due navi, con un’opera di alta ingegneria idraulica, abbassando di venti metri il livello del lago, vennero recuperate negli anni ’30 del secolo scorso, sistemate nel museo realizzato per l’occasione e poi distrutte da un misterioso incendio nel 1944. “La rilettura di alcuni scritti e altri elementi – ha assicurato il sindaco di Nemi, Alberto Bertucci – lasciano pensare che vi sia una terza nave. Esattamente nel punto del lago che durante il fascismo non venne prosciugato. Vogliamo, grazie alla tecnologia dell’Arpacal, mettere definitivamente un punto sulla vicenda, scoprendo se si tratta di leggenda o realtà”. Convinto della presenza dell’imbarcazione romana anche l’architetto Giuliano Di Benedetti, di Genzano, che ha studiato tutti i tentativi fatti per recuperare il natante, dal 1400 a oggi, a partire dai documenti in cui i pescatori del luogo indicano un’area dove le loro reti si impigliavano e tiravano a bordo reperti archeologici. “In quella parte del lago ancora oggi sulle sponde si trovano materiali dell’epoca romana”, assicura un anziano sub locale. E allora via alle ricerche. Con il sonar a scansione laterale, nel giro di due, massimo tre giorni, verrà ultimata la mappatura del fondale del lago di Nemi e poi con il sub bottom verrà visto anche quel che si trova sotto il fango, per poi sviluppare tali immagini al computer. Una ricerca che sta lasciando molti con il fiato sospeso, su cui sembra puntare anche il Polo museale del Lazio, che di recente ha inglobato il Museo delle navi romane di Nemi. "Intendiamo potenziare tale struttura, già a partire da quest’estate”, assicura il direttore del Polo museale, Edith Gabrielli. Ma la vera speranza è quella di esporre in quegli spazi la terza nave imperiale.

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